Le misure di biosicurezza e le vaccinazioni devono essere riviste perchè possono o dovrebbero essere piú efficaci nella prevenzione dell'infezione del virus causa della PRRS. La vaccinazione ha dimostrato di poter minimizzare l'impatto immediato in alcune situazioni negli allevamenti, ma non impedisce la circolazione del virus e puó indurre ad una "accondiscendenza" degli allevatori al problema, inoltre la PRRS sembra provocare lieve sintomatologia con segni clinici aspecifici il che porta ad una poca correlazione con la malattia, determinando errori di diagnosi con i sistemi attuali.
L'indagine é stata realizzata su 147 allevamenti a ciclo chiuso, e i dati sono stati raccolti tra aprile 2008 e aprile 2009. Sono stati classificati in allevamenti che vaccinavano e che non vaccinavano. Sono stati determinati i fattori di rischio per l'infezione.
I risultati indicano una prevalenza dell'infezione da PRRS attiva sul 30,61% della popolazione suina inglese, con una maggior proporzione negli allevamenti infetti nelle zone ad elevata densità suina. Nel totale, 63 (43,45%) allevamenti hanno comunicato di aver utilizzato un vaccino contro la PRRS. La vaccinazione è stata la variante più frequente con utilizzo di vaccino vivo più frequente rispetto al vaccino con virus inattivato (82.54% vs.17.46%). Gli allevamenti più predisposti alla circolazione virale sono stati quelli che hanno utilizzato vaccino vivo e localizzati in zone ad elevata densità suina, mentre gli allevamenti che svezzano suinetti a 28 giorni di età o più giorni sono risultati meno predisposti ad essere positivi al virus.
La probabilità di rilevare un allevamento infetto attraverso una sorveglianza passiva è molto bassa. Inoltre, gli allevamenti che fanno uso di vaccino vivo presentano minor probabilità di diagnosi.
Novembre 2011/ BPEX/ Regno Unito. http://www.bpex.org.uk